Hangout
Trovare la sera in cui ci siamo tutti, senza trentadue messaggi in chat.
La data non si decide in chat
Otto persone, un gruppo, una domanda semplice: quando ci vediamo? Parte il giro dei «io giovedì non posso», qualcuno risponde due giorni dopo, la proposta buona finisce sepolta e alla fine non si esce. Il problema non è la buona volontà: è che una chat non tiene il conto.
Hangout tiene il conto. Chi organizza propone una finestra di giorni e di ore, manda un link, e ognuno colora le fasce in cui c'è. La griglia si scalda dove ci sono più persone: la sera giusta si vede a colpo d'occhio, senza che nessuno debba fare la somma a mano.
Tre passi, nessuna app da installare
Proponi
Titolo, intervallo di giorni (fino a 31), fascia oraria e durata delle fasce. La griglia di anteprima parte tutta piena — togli quello che non va — oppure tutta vuota, e spunti solo il possibile.
Share
Un link, e basta: niente inviti via mail, niente rubrica da caricare. Chi lo riceve può entrare con l'account mop.dev o restare ospite, senza registrarsi e senza lasciare un indirizzo.
Decidi
La classifica ordina le fasce per quante persone ci sono, chi organizza sceglie e tutti ricevono la conferma con il file per il calendario.
Tre stati, non due
Il sondaggio classico chiede sì o no, e perde l'informazione che serve davvero: quella mezza disponibilità che sblocca la serata quando non c'è nessuna data perfetta.
- Ci sonoConta pieno nella classifica.
- Se serveMi sposto se è l'unico modo per esserci tutti.
- VuotoNon ci sono — e non serve dirlo, basta non colorare.
Le fasce si ordinano prima per i «ci sono», poi per i «se serve», poi per data: le tre migliori restano in evidenza, e chi non ha ancora risposto è in una lista a parte, così l'organizzatore sa chi sollecitare.

Chi riceve il link non deve iscriversi a niente
Un invito che chiede prima la registrazione perde metà delle persone. Qui l'ospite scrive il proprio nome e colora: viene riconosciuto da un cookie del solo sito, senza account e senza che gli venga chiesto un indirizzo mail.
Ospite in due secondi
Nome, e si entra. Nessuna password, nessuna verifica, nessuna mail raccolta.
Se poi ti registri, sei ancora tu
Chi entra come ospite e più tardi accede con mop.dev può reclamare la propria riga: le risposte già date restano dove sono.
Il nome è dell'evento
Nome e foto valgono dentro quell'hangout e non toccano mai il profilo dell'account: puoi essere «Ale» con gli amici e restare un'altra cosa altrove.
Il link si può revocare
Se un invito finisce dove non doveva, l'organizzatore rigenera il codice e il vecchio link smette di funzionare.


Due luci, non due preferenze
Quasi ovunque il tema chiaro e quello scuro sono la stessa interfaccia con la luce girata. Qui no: sono le due occasioni per cui esiste l'app. Chiaro è la cena a casa — carta calda, terracotta, ombre morbide. Scuro è la serata fuori — inchiostro, magenta, ciano, vetro e bagliori.
Non è una riscrittura: tutta l'app legge i colori dai token del sito, quindi cambiare le due palette rilluminata ogni schermata, griglia compresa. E il tema viene deciso prima che la pagina sia disegnata, così chi arriva col dispositivo in scuro non vede mai un lampo di bianco.
Costruita per essere riusata
Hangout è la prima applicazione di un motore che non sa cosa sia un hangout. Il pezzo difficile — proposte, partecipanti, disponibilità, classifica — vive in una libreria a sé, e chi la ospita ci mette sopra la propria identità e il proprio nome.
Un motore, più clienti
Il motore non conosce utenti, domini né cookie: riceve un'identità opaca e tiene gli eventi di ogni applicazione separati. Domani lo stesso meccanismo può stare dentro il gestionale di un cliente senza copiare una riga.
La stessa matematica sui due lati
Le regole delle fasce e della classifica sono compilate sia nel server sia nel browser: l'anteprima che vedi mentre crei è calcolata dalle identiche funzioni che il server userà per validarla.
Aggiornamenti dal vivo
La griglia non si ricarica a mano: il server annuncia le variazioni su un flusso aperto e ogni scheda aggiornata si ridisegna da sola quando qualcuno risponde.
Server-side rendering
Ogni pagina arriva già scritta dal server e poi si «accende» nel browser: si legge subito anche a rete lenta, e il link condiviso mostra il titolo giusto in anteprima.
Sette lingue
La piattaforma è costruita per sette lingue: l'italiano è l'originale e le altre sei vengono estratte, tradotte e tenute allineate dagli strumenti di casa, così una schermata nuova non resta indietro.
Nessun servizio di terzi
Niente calendari esterni, niente piattaforme di sondaggi, niente tracciamento pubblicitario: codice, database e immagini stanno sulla stessa infrastruttura del resto della bottega.
I limiti, dichiarati
Meno dati è una scelta di progetto
Chi apre il link vede il titolo, chi organizza e quante persone ci sono: la griglia con i nomi è visibile solo a chi è entrato. Le pagine dell'app non finiscono sui motori di ricerca, e sei mesi dopo l'ultimo giorno proposto l'hangout si cancella da sé — nomi e foto compresi.
Chi cancella il proprio account porta via con sé tutto quello che ha creato: è il database a garantirlo, non una procedura da ricordarsi.
Gratis adesso, con un tetto onesto
Durante l'anteprima ogni account può creare cinque hangout al mese; partecipare non consuma nulla ed è illimitato. Il conteggio riparte il primo del mese ed è scritto sulla pagina di creazione, non nascosto in un messaggio di errore.
È il posto in cui, più avanti, arriveranno i piani a pagamento per chi organizza spesso.
Provala: la prossima serata la decidi in un pomeriggio
Hangout è gratis, è online, e non chiede niente a chi riceve l'invito.